Aprire una Partita IVA è un passo che porta con sé una domanda inevitabile: quanto dovrò pagare di tasse? Tra aliquote, contributi e scadenze, il rischio di perdersi è alto. Questa guida mette a confronto il regime forfettario e quello ordinario con simulazioni concrete su fatturati reali, per aiutarti a capire cosa ti aspetta e a scegliere la strada più conveniente.

Aliquota IRPEF ordinaria: dal 23% al 43% · Contributi INPS artigiani/commercianti: circa 4.300 € + 24% del reddito eccedente · Aliquota regime forfettario: 15% (5% per i primi 5 anni) · Tasso IRAP medio: 3,9% · Soglia massima regime forfettario: 85.000 € di ricavi

Panoramica rapida

1Fatti confermati
2Cosa resta incerto
3Segnale temporale
  • Nel 2015 è stato introdotto il regime forfettario con aliquota 15% (Fatture in Cloud)
  • Dal 2023 la soglia è stata elevata a 85.000 € (TuttoCalcolato)
4Cosa viene dopo
  • Per il 2026 non sono previste novità sostanziali sulle aliquote (TuttoCalcolato)
  • Il superamento della soglia forfettaria obbliga al regime ordinario (Fatture in Cloud)

Ecco i dati chiave riassunti in una tabella per un confronto immediato.

Voce Valore
Aliquota IRPEF massima 43%
Aliquota forfettaria standard 15%
Contributo INPS minimo commercianti circa 4.300 €/anno
Soglia forfettario 85.000 €
Aliquota IRAP base 3,9%

Quanto si paga di tasse con Partita IVA?

Regime forfettario: aliquota sostitutiva e contributi

  • Imposta sostitutiva del 15% sul reddito imponibile (5% per i primi 5 anni per nuove attività) – TuttoCalcolato (simulatore fiscale)
  • Il reddito imponibile si ottiene applicando un coefficiente di redditività ai ricavi, in base al codice ATECO – Coverflex (piattaforma di welfare)
  • Nessuna deduzione analitica delle spese: il coefficiente le incorpora – Fatture in Cloud (software di fatturazione)

Regime ordinario: IRPEF, addizionali e IRAP

  • IRPEF progressiva: 23% fino a 28.000 €, 35% da 28.000 a 50.000 €, 43% oltre 50.000 € – Fiscozen (consulenza fiscale online)
  • Addizionali regionali e comunali variabili (in media 1-2%) – Coverflex
  • IRAP ordinaria 3,9% (variabile regionale) – TuttoCalcolato

Contributi INPS per liberi professionisti e ditte individuali

  • Gestione Separata INPS: 26,23% per professionisti senza cassa – Fiscozen
  • Commercianti e artigiani: contributo fisso annuo di circa 4.300 € più 24% sul reddito eccedente – TuttoCalcolato
  • Per professionisti con cassa (avvocati, ingegneri, etc.) i contributi seguono le regole della cassa di categoria – Fiscozen
In sintesi: Il regime forfettario offre un carico fiscale lineare (15% o 5%) ma non permette di dedurre le spese reali. L’ordinario ha aliquote progressive ma consente di scaricare tutti i costi. Per un professionista senza cassa, i contributi INPS Gestione Separata incidono per oltre un quarto del reddito.

Il confronto mostra una differenza strutturale: nel forfettario il risparmio è immediato, ma nell’ordinario chi ha costi elevati può abbattere l’imponibile.

Tasse Partita Iva 2026: quante sono e come calcolarle?

Panoramica aliquote 2026 (nessuna novità sostanziale)

  • Le aliquote IRPEF e forfettario restano invariate per il 2026 – TuttoCalcolato (simulatore fiscale)
  • La soglia del forfettario rimane a 85.000 € – Fatture in Cloud (software di fatturazione)

Come calcolare le tasse: base imponibile e detrazioni

  • Nel forfettario: ricavi × coefficiente di redditività = reddito imponibile; poi si sottraggono i contributi previdenziali deducibili e si applica l’aliquota – Contabilitafiscale (portale di simulazione)
  • Nell’ordinario: fatturato – costi deducibili = reddito imponibile; si applicano gli scaglioni IRPEF e si detraggono i contributi – TuttoCalcolato
  • Software come Fatture in Cloud e Zucchetti aiutano a gestire il calcolo – Contabilitafiscale
  1. Determina i ricavi annui lordi.
  2. Nel forfettario: moltiplica i ricavi per il coefficiente ATECO per ottenere il reddito imponibile; nell’ordinario: sottrai i costi deducibili dai ricavi.
  3. Sottrai i contributi previdenziali deducibili (INPS o cassa).
  4. Applica l’aliquota: 15% (o 5%) nel forfettario, scaglioni IRPEF nell’ordinario.

Simulatore calcolo netto da lordo

Il punto

Il calcolo delle tasse parte sempre dal reddito netto, non dal fatturato lordo. Usare un simulatore aggiornato è il primo passo per evitare sorprese a fine anno.

Il pattern è chiaro: la semplicità del forfettario si paga con l’impossibilità di dedurre spese reali, mentre l’ordinario premia chi ha costi elevati.

Quanto fatturare per guadagnare 1500 o 3000 euro netti al mese con Partita IVA?

Fatturato target per 1.500 € netti al mese

  • In regime forfettario (15%): reddito netto annuo desiderato = 18.000 €. Con un coefficiente di redditività medio dell’78% (es. codice ATECO 62.0 – consulenza informatica), il fatturato necessario è circa 18.000 / 0,78 / (1 – 0,15) ≈ 27.000 €. Tenendo conto dei contributi INPS (26,23% sul reddito), il fatturato lordo sale a circa 33.000 € – stima basata su dati Fiscozen e Finom (banca digitale per freelance)
  • In regime ordinario: a parità di netto, il fatturato necessario è superiore a causa dell’IRPEF progressiva – il carico può arrivare al 35-40% del reddito – TuttoCalcolato

Fatturato target per 3.000 € netti al mese

  • Obiettivo netto annuo: 36.000 €. In forfettario (15%, coeff. 78%): fatturato lordo stimato circa 66.000 € – Il Commercialista Online
  • Nell’ordinario, per ottenere lo stesso netto servono circa 80.000-85.000 € di fatturato a causa della maggiore pressione fiscale – Fiscozen

Differenza tra regime forfettario e ordinario sui target

  • Il forfettario è più vantaggioso per redditi fino a 50.000 € circa; oltre, il vantaggio si riduce e, superati 85.000 €, si è obbligati all’ordinario – Fatture in Cloud
  • La scelta dipende anche dalla possibilità di dedurre costi elevati: chi ha molte spese può trarre vantaggio dall’ordinario – Coverflex
Il trade-off

Un freelance con poche spese e fatturato sotto 85.000 € ottiene il netto più alto in forfettario. Chi ha costi elevati (affitto, strumenti, consulenze) può, in ordinario, scaricare tutto e abbattere la base imponibile.

Per un confronto con lo stipendio netto da dipendente, vedi la guida 4 livello metalmeccanico stipendio netto 2025.

Quante tasse si pagano su fatturati specifici: 50.000, 100.000 e 200.000 euro?

Tre fasce di fatturato, un unico confronto: ecco come cambia il carico fiscale tra i due regimi.

Fatturato annuo Regime forfettario (15%, coeff. 78%) Regime ordinario (spese 20%, IRPEF media)
50.000 € Imposta sostitutiva: ~5.850 €; Contributi INPS: ~6.300 €; Netto: ~37.850 € IRPEF ~8.600 € + IRAP ~1.950 €; Contributi INPS ~6.300 €; Netto: ~33.150 €
100.000 € Supera soglia forfettario – obbligatorio ordinario IRPEF ~22.500 € + IRAP ~3.900 €; Contributi INPS ~12.600 €; Netto: ~61.000 €
200.000 € Non applicabile (soglia superata) IRPEF ~52.500 € + IRAP ~7.800 €; Contributi INPS ~25.200 €; Netto: ~114.500 €

Stime indicative basate su dati TuttoCalcolato, Fiscozen e Finom. Per il forfettario si assume coefficiente 78% (consulenza) e nessuna spesa deducibile; per l’ordinario si ipotizza 20% di costi deducibili.

Upsides

  • Regime forfettario: aliquota bassa e contabilità semplice
  • Regime ordinario: deduzione di tutte le spese reali
  • Possibilità di rateizzare le imposte

Downsides

  • Forfettario: nessuna deduzione analitica, soglia 85.000 € bloccante
  • Ordinario: aliquote progressive elevate, obbligo contabilità ordinaria oltre certi limiti
  • Contributi INPS fissi anche in assenza di reddito

Il confronto mostra che per 50.000 € di fatturato il forfettario fa risparmiare circa 4.700 € annui. A 100.000 € si esce dal forfettario e l’IRPEF incide pesantemente. Oltre 200.000 € il carico fiscale supera il 40% del fatturato lordo.

Cosa succede se apro Partita IVA e non fatturo niente?

Obblighi dichiarativi anche a zero fatture

  • Anche senza operazioni, vanno presentate le dichiarazioni annuali (Redditi, IVA) – Fatture in Cloud (software di fatturazione)
  • La comunicazione dei dati fatture è obbligatoria anche se non emesse – TuttoCalcolato (simulatore fiscale)

Contributi minimi INPS dovuti

  • Per commercianti e artigiani: contributo fisso annuo di circa 4.300 € – TuttoCalcolato
  • Per professionisti in Gestione Separata: nessun contributo minimo obbligatorio, ma il versamento è dovuto solo su reddito effettivo – Fiscozen (consulenza fiscale online)

Possibilità di chiusura della Partita IVA

  • Si può tenere aperta senza fatturare, ma i costi fissi (commercialista, imposte di bollo, INPS minimo) restano – Contabilitafiscale (portale di simulazione)
  • La chiusura è consigliata se non si prevede attività per più di 6-12 mesi
Attenzione

Tenere una Partita IVA aperta senza fatturare costa almeno 4.300 € annui di contributi INPS (per commercianti/artigiani) più le spese di commercialista. In molti conviene chiuderla e riaprirla in seguito.

Il rischio concreto: tenere aperta la partita IVA senza attività genera costi fissi che superano il beneficio di mantenerla.

Quante tasse paga una ditta individuale?

Ditta individuale in regime forfettario

  • Stessa aliquota sostitutiva del 15% (o 5%) – TuttoCalcolato
  • Contributi INPS commercianti/artigiani: fisso + percentuale – Fiscozen

Ditta individuale in regime ordinario

  • Paga IRPEF progressiva, addizionali e IRAP – TuttoCalcolato
  • Contributi INPS commercianti/artigiani: fisso + 24% sul reddito eccedente – Contabilitafiscale

Differenze con libero professionista

  • Il libero professionista versa alla Gestione Separata INPS (26,23%) o alla cassa di categoria – Fiscozen
  • La ditta individuale ha un costo previdenziale fisso indipendentemente dal reddito, mentre il professionista paga solo su reddito effettivo – TuttoCalcolato
In sintesi: La ditta individuale ha costi fissi INPS più alti a reddito zero, ma può essere più efficiente a redditi medio-alti grazie alla deducibilità dei contributi. Il libero professionista ha un’aliquota contributiva proporzionale, più equa per chi fattura poco.

Il pattern: chi sceglie la ditta individuale accetta un costo fisso più alto in cambio di un trattamento contributivo più favorevole a redditi elevati.

Tasse Partita IVA 2025 e 2024: novità e scadenze

Novità fiscali introdotte negli ultimi anni

  • Nel 2024 e 2025 non ci sono state modifiche alle aliquote IRPEF – Fiscozen
  • Nel 2023 la soglia del forfettario è stata alzata a 85.000 € – Fatture in Cloud

Scadenze principali per il versamento delle imposte

  • Saldo 2024 e primo acconto 2025: 30 giugno 2025 – TuttoCalcolato
  • Secondo acconto: 30 novembre 2025
  • Versamento IVA: mensile o trimestrale in base al regime

Variazioni aliquote e soglie

  • Le soglie del forfettario non sono variate dopo il 2023 – Coverflex
  • Eventuali modifiche future sono oggetto di discussione ma non ancora definite – Contabilitafiscale

Cronologia del regime forfettario

  • – Introduzione regime forfettario con aliquota 15% (Fatture in Cloud)
  • – Aliquota ridotta al 5% per nuove attività (primi 5 anni) (Coverflex)
  • – Soglia forfettario portata a 85.000 € (TuttoCalcolato)
  • – Nessuna modifica alle aliquote IRPEF o forfettario (Fiscozen)
  • – Nessuna novità sostanziale prevista; aliquote invariate (TuttoCalcolato)

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Fatti confermati e cosa resta da chiarire

Fatti confermati

  • L’aliquota IRPEF è progressiva per scaglioni di reddito (Fiscozen – consulenza fiscale online)
  • Il regime forfettario prevede un’imposta sostitutiva del 15% (TuttoCalcolato – simulatore fiscale)
  • I contributi INPS Gestione Separata sono pari al 26,23% (Fiscozen)
  • La soglia per il regime forfettario è 85.000 € di ricavi (Fatture in Cloud – software di fatturazione)

Cosa resta incerto

“L’aliquota IRPEF è progressiva: chi guadagna di più paga una percentuale maggiore, a differenza del forfettario che applica un’aliquota fissa.”

Fiscozen (consulenza fiscale online)

“Nel regime forfettario le spese non si deducono analiticamente: sono già incorporate nel coefficiente di redditività.”

Fatture in Cloud (software di fatturazione)

“Un contribuente in regime forfettario può avere un’incidenza complessiva di imposte e contributi intorno al 35% del fatturato.”

Il Commercialista Online (consulenza fiscale)

“Per i professionisti senza cassa, la Gestione Separata INPS applica un’aliquota del 26,23% sul reddito imponibile.”

Fiscozen

La differenza sostanziale tra i due regimi non è solo nelle aliquote, ma nel modo in cui si determina la base imponibile. Per chi ha poche spese, il forfettario è quasi sempre più conveniente sotto la soglia degli 85.000 €. Per chi ha costi elevati, l’ordinario permette di abbattere drasticamente l’imponibile. La scelta finale dipende dalla struttura dei costi e dal fatturato previsto. Per chi inizia, il forfettario offre semplicità e un carico fiscale prevedibile. Per chi cresce, il passaggio all’ordinario va pianificato con un commercialista per evitare salassi fiscali.

Per chi opera con Partita IVA, comprendere le aliquote fiscali per partita IVA è fondamentale per calcolare correttamente l’imponibile e ottimizzare la dichiarazione dei redditi.

Domande frequenti

Qual è il regime fiscale più conveniente per una partita iva con fatturato sotto 85.000 €?

In genere il regime forfettario è più conveniente per fatturati sotto 85.000 €, grazie all’aliquota sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni) e all’assenza di IRAP e IVA in fattura. Tuttavia, se si hanno molte spese deducibili, l’ordinario può risultare più vantaggioso.

Come si calcola il reddito netto da partita iva?

Nel forfettario: ricavi × coefficiente di redditività – contributi deducibili = reddito imponibile; su questo si applica l’aliquota. Nell’ordinario: fatturato – costi deducibili = reddito imponibile; si applicano gli scaglioni IRPEF e si detraggono i contributi.

Le tasse partita iva includono l’IVA?

No, l’IVA è un’imposta separata che si applica sulle vendite e si versa all’Erario. Nel regime forfettario non si addebita IVA in fattura e non si detrae sugli acquisti.

Quali costi sono deducibili per un libero professionista?

Spese per formazione, corsi, strumenti di lavoro, affitto studio, utenze, assicurazioni, consulenze e viaggi di lavoro. Nel forfettario non sono deducibili singolarmente; nell’ordinario sì.

È obbligatorio avere un commercialista per la partita iva?

Non è obbligatorio, ma è fortemente consigliato per la corretta gestione di dichiarazioni, versamenti e scadenze. Un errore può costare caro in sanzioni.

Cosa succede se supero la soglia del regime forfettario?

Se si superano gli 85.000 € di ricavi si è obbligati a passare al regime ordinario dall’anno successivo. È importante monitorare il fatturato per evitare di sforare senza accorgersene.

Si possono dedurre le spese per formazione e corsi?

Sì, nell’ordinario sono deducibili al 100% se attinenti all’attività. Nel forfettario non sono deducibili singolarmente.

Quali sono le sanzioni per il mancato pagamento delle tasse?

Le sanzioni variano dal 15% al 30% dell’imposta non versata, più interessi. In caso di omissione prolungata si può arrivare al fermo amministrativo o al pignoramento.